Oggi sappiamo che il nostro cervello possiede dinamicità e flessibilità straordinarie, a differenza di quando lo si riteneva statico ed immutabile. Questa capacità di cambiare incessantemente prende il nome di neuroplasticità.
Cos’è la neuroplasticità?
É la capacità del cervello di modificare la propria struttura e il funzionamento in risposta a ciò che viviamo e alle esigenze che incontriamo. Ogni esperienza, ogni apprendimento, ogni stimolo lascia una traccia, modificando le connessioni tra i neuroni, con l’esito di rafforzare alcuni circuiti ed indebolirne altri. Quindi, ciò che viviamo cambia il nostro cervello.
Grazie a questa caratteristica possiamo acquisire nuove abilità, recuperare funzioni che si credevano perse, correggere comportamenti disfunzionali, possiamo perseguire un cambiamento.
Ciò è possibile a qualsiasi età, perché questa proprietà del cervello dura per tutta la vita, soprattutto se viene “allenata” con stimoli ed attività mirate.
La legge di Hebb: come si creano (o si perdono) le connessioni
Alla base di questo funzionamento troviamo le regole di Hebb, secondo le quali “i neuroni che si attivano insieme, si connettono tra loro”. Ciò significa che ogni qualvolta ripetiamo un’attività, rafforziamo i collegamenti neurali coinvolti. Al contrario, quando smettiamo di svolgere una data attività, le connessioni che collegano i neuroni coinvolti tendono ad indebolirsi e, col tempo, a scomparire.
Il cervello che cambia
Negli ultimi decenni, grazie alle tecniche di neuroimaging, è stato possibile osservare il cervello mentre cambia. È stato scoperto, ad esempio, che l’apprendimento di nuove competenze, come suonare uno strumento o imparare una lingua, può modificare le mappe cerebrali e persino il volume di alcune aree.
Numerosi studi clinici hanno dimostrato come, in presenza di una malattia, il cervello sia in grado di riorganizzarsi per preservare alcune funzioni, e come sia possibile recuperare funzioni compromesse.
Questa consapevolezza apre scenari nuovi anche nella vita quotidiana: possiamo scegliere esperienze che ci aiutino a crescere e possiamo perseguire un cambiamento, anche laddove prima si credeva impossibile. Leggere, studiare, esplorare, mettersi in gioco sono attività fondamentali per mantenere il cervello plastico.
Allenarsi al cambiamento
Allenare la plasticità cerebrale significa nutrire il cervello con esperienze nuove e stimolanti: letture, conversazioni, viaggi, formazione, nuove abitudini quotidiane, azioni fuori dalla routine.
Se la teoria ci dice che il cervello è plastico, la pratica ci mostra che questo principio si traduce in cambiamenti concreti: possiamo sviluppare nuove capacità, migliorare il nostro benessere, contrastare gli effetti dell’invecchiamento, vivere meglio.
Ogni esperienza è un’occasione per allenarci al cambiamento. Il cervello cambia continuamente e noi possiamo scegliere in che direzione.
Coaching, formazione e neuroplasticità
Tra le esperienze che possono sfruttare in maniera intenzionale la plasticità e direzionare il cambiamento, ci sono anche il coaching e la formazione.
Il coaching rappresenta uno spazio in cui possiamo riformulare convinzioni limitanti, creare nuove abitudini, allenare la capacità di regolazione emotiva e promuovere anche trasformazioni identitarie.
Grazie alla neuroplasticità possiamo modificare pensieri, risposte emotive e reazioni automatiche attraverso la formulazione di nuovi pensieri, la ripetizione intenzionale di nuovi comportamenti e l’abbandono di modalità disfunzionali. Queste attività rafforzano le nuove connessioni neurali ed aiutano a consolidare il cambiamento.
All’interno del campo sicuro di una sessione di coaching, che è abitata da fiducia, presenza ed empatia, coach e cliente possono entrare in connessione e generare cambiamento grazie all’interazione sociale.
Anche lo studio e la formazione stimolano la neuroplasticità. Quando acquisiamo nuovi concetti e conoscenze, il cervello crea e rafforza connessioni sinaptiche, consentendo la riorganizzazione delle reti neurali.
Possiamo quindi stimolare consapevolmente la neuroplasticità e attivare il cambiamento desiderato in modo intenzionale, focalizzato, sistematico e duraturo.
Autori: Irene Bursese e Isabella Giachetti ©