Intervista a P. M.Responsabile ricerche qualitative interne Azienda settore Alimentare

Questo progetto e’ stato pensato e realizzato per i  ricercatori interni dell’Azienda,  in riferimento ad una attività specifica che essi sono chiamati a svolgere. Si tratta  dell’animazione dei “workshop di riflessione” interfunzionali , ovvero  sessioni di lavoro finalizzate a favorire la riflessione su un tema  specifico per raggiungere  una decisione condivisa.

  1. Dott. M. iniziamo dal nome di questo progetto…Tuning…sta per…?

Tuning sta per sintonizzazione.  

Il gruppo di Insight, oltre alle normali ricerche di mercato con i consumatori, ora è chiamato a gestire i workshop interfunzionali ed ha quindi la  necessità di sviluppare ulteriormente la capacita’ di “sintonizzare” tra loro le diverse funzioni aziendali, per portarle, durante l’incontro di gruppo, sulla stessa lunghezza d’onda e verso una decisone finale, un’azione, accettata e condivisa. 

Volevamo,  quindi,  un  progetto di formazione che potenziasse questa nuova competenza, certamente atipica per chi si occupa solitamente di ricerche di mercato.

  1. Quale sotto titolo darebbe oggi, a distanza di 4 mesi dalla conclusione, a questo intervento?

C’è stato un cambiamento fondamentale in questo intervento formativo: dal normale lavoro di gruppo si è riflettuto e lavorato sul “gruppo di lavoro” che deve orientarsi ad un’azione  precisa .

Abbiamo utilizzato la parola workshop  ha preso sempre piu’ caratteristiche differenziate e distintive, diverse da altre modalità di lavoro in gruppo.

Il workshop non e’ un brainstorming né un focus group,  ma e’ un incontro di riflessione e condivisione di un gruppo di lavoro che deve prendere una decisione sulle azioni future.

Quindi oggi potrei ribattezzare il progetto come… Insight into action

  1. Tuning per chi e’ stato pensato?

Per i ricercatori di Insight, ovvero i conduttori di questi incontri in cui bisogna prendere decisioni. Questo gruppo di persone  e’ abituato  alle ricerche con i consumatori mentre i workshop sono sessioni di lavoro con  i colleghi dell’Azienda, quindi clienti interni, e cosi’ i workshop rappresentano un ambito di lavoro diverso e forse più delicato di quello a cui siamo più abituati.

  1. Come e’ stato strutturato il percorso?

In due fasi: una ad hoc, personale ed intima oserei dire, per ogni ricartore/trice ed una collettiva, dell’intero team. Questa particolarità, di dedicare tempo ed energia ad ogni singolo ricercatore sia all’inizio e alla fine del percorso,  e’ stata una grande intuizione, in quanto ha permesso di esplodere tutte le problematiche personali connesse alla gestione dei workshop. Non volevamo solo un corso di tecniche perché  ciò che si muove all’interno dei gruppi, durante i workshop e non solo, e’ di natura  anche emotiva e questo significa che  a saper governare il proprio mondo interno devono essere in primis le persone che conducono il gruppo.

Non a caso un tema ricorrente di questo percorso è stato il conflitto,  perché  un momento di lavoro interfunzionale, come quello dei workshop,  e’ un momento di gestione di conflitti ma anche un momento di gestione del proprio conflitto verso la posizione che si ricopre, la delicatezza del ruolo etc…

  1. Come e’ stato  vissuto dai partecipanti l’approccio integrato? ( lavori di gruppo,  training d’aula, counseling e coaching individuale)

Come ho detto prima,  come un evento stra-ordinario, basato su un bisogno ed una necessità “comune” dell’organizzazione, da intendersi nel senso che il bisogno aziendale coincideva proprio con il bisogno personale. 

Nel quotidiano abbiamo poi potuto verificare immediatamente tale efficacia  formativa  sul campo. 

  1. Cosa e’ cambiato nella  vostra professionalità individuale e di team?

Per il team e’ calata l’ansia da prestazione e si e’ imparato a gestirla.  

Per loro natura i workshop sono costituiti da diversi team di lavoro con diversi ruoli e funzioni gerarchiche al loro interno, questo comporta inevitabilmente una buona ansia di sottofondo che ora si gestisce con maggiore consapevolezza e minore apprensione.

L’intervento formativo ha dato maggiore sicurezza e competenza nel “leggersi” dentro: sentire, gestire e decodificare la propria ansia significa sentire, gestire e decodificare ciò che sta attraversando il gruppo di lavoro, entrando in una reale empatia e sintonia.

Empatia e sintonia sono la base per una buona riuscita del “compito”!

  1. Quale immagine o metafora potrebbe sintetizzare questa esperienza?

“Alice oltre lo specchio” perché, come Alice, ci siamo messi davanti allo specchio, vi siamo entrati, ci siamo messi dietro e ne siamo usciti più consapevoli e responsabili.

  1. A chi suggerirebbe questo percorso?

A tutte  le funzioni e i gruppi gia’ organizzati che sono per loro natura interlocutori  di molte altre, quelle che fanno un po’ da cerniera aziendale.

E lo suggerirei molto anche a chi, delle risorse umane, si occupa della formazione dei proprio colleghi.

….e per concludere…Tuning come lo qualificherebbe:  Training o bildung: istruzione managerialistica o educazione manageriale?”

Senz’altro Bildung, perché è stata una esperienza educativa e fondativa: una palestra maieutica dove si è messi in gioco in prima persona.

Irene Bursese© Contattami: info@inovia.it

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