Intervista a R. M. – Responsabile Credit Management Compagnia Assicurativa

“Come ottenere due anni di vantaggio competitivo” : la sfida sul futuro 

Quali obiettivi volevate raggiungere?

L’obiettivo è nel nome del progetto: trovare le idee, tutte le idee possibili, senza alcuna limitazione, che possano consentire di acquisire vantaggi concorrenziali tali da poter fare la differenza (dare, per l’appunto, due anni di vantaggio!)

Sulla misurazione dei due anni non siamo stati fiscali, tuttavia tale quantificazione è stata sempre tenuta in grande considerazione. Poiché, infatti, i nostri diretti concorrenti sono più grandi di noi,  non è sufficiente trovare generici vantaggi: sono necessarie idee che davvero facciano la differenza

La meta che dà origine e senso al progetto è quindi quella dichiarata nella sua denominazione, tuttavia vi sono due ulteriori obiettivi di grande importanza insiti nella realizzazione stessa del progetto 

Il primo è focalizzare ulteriormente l’attenzione del management e di tutta la struttura sulla concorrenza e sul futuro. O, meglio, “sulla necessità di conquistarsi il futuro (aziendale)”

Il secondo è far vivere alla struttura, tutta la struttura dallo stagista al manager, un’attività realmente corale. Un’esperienza che vale più di qualsiasi dissertazione teorica sul “lavorare in team” e simili.

Approfitto di questa risposta per sottolineare che non si giunge ad avviare un progetto di questo tenore senza averne maturato l’esigenza e la convinzione.

Questa maturazione non è né casuale né comune. Si è giunti all’intuizione dell’ultima goccia dopo aver riempito il vaso analizzando, valutando, cercando soluzioni

Il nostro quotidiano lavoro “top-standard-global-way” ci porta ad una tensione costante sul presente, sull’oggi, sui risultati semestrali, trimestrali, mensili con attenzione al risultato, agli indici, ai confronti, eccetera, eccetera, eccetera.Questo richiede di ricavare dei “momenti dedicati” alla riflessione e al futuro. 

Quale approccio avete scelto e perché?

Alla base del progetto abbiamo posto pochi ma decisivi concetti: accettare la sfida, dare spazio alla creatività, coinvolgere tutti, avere coraggio

Dichiarare dei concetti è però “tutto-e-niente” se non si riesce a metterli in pratica. Mettere in pratica il nostro progetto è parso da subito tutt’altro che facile.

Deciso di procedere ci siamo guardati attorno ma, in primo luogo, non abbiamo trovato nessun esempio da seguire. 

Le aziende  risolvono spesso queste situazioni di incertezza chiamando una delle tre-quattro società di consulenza “solite-note” ed affidando a loro il tutto.

Noi abbiamo invece deciso di tenere salde nelle nostre mani le redini del progetto, non per spocchia ma per coerenza. Infatti siamo convinti che la produzione di idee è un elemento critico nel momento attuale del nostro business, e quindi essa deve essere concretamente, decisamente, certamente nostra. Anche questo orientamento è divenuto rapidamente una decisione condivisa

Questo mettersi in  gioco da parte del management  è stato in fondo il primo dei risultati positivi del progetto. 

Quanto alla creatività, semplicemnte non le abbiamo dato alcun indirizzo né posto alcun limite,  se non quello della concretezza.

Nella ricerca delle idee non doveva, ad esempio, avere alcuna importanza se esse riguardavano il nostro o un qualsiasi altro settore aziendale: il vantaggio generato dalle idee doveva essere per l’Azienda (altro elemento “formativo” per noi stessi e le nostre persone)

Questo ha però comportato una sfida nella sfida: le relazioni interne.

Con la creatività libera di andare dappertutto è facile immaginare commenti del tipo: “questo è il mio campo, questi cosa vogliono”

Riguardo al coinvolgimento, sono state coinvolte da subito tutte le persone del nostro settore, indipendentemente da ruoli, competenze, attitudini

Quali sono state le tappe del percorso?

Il progetto è cresciuto e si è affinato passo dopo passo.

In particolare abbiamo verificato che, ferma la volontà di gestire direttamente il progetto, sarebbe stato gravemente presuntuoso pensare di disporre delle competenze specifiche dei processi di generazione delle idee.

Per questo abbiamo richiesto un contributo specialistico a Irene Bursese cui dobbiamo la metodologia della gestione dei gruppi creativi, l’analisi dei risultati  ed il supporto alla gestione della “due giorni fuori porta”

Con Irene Bursese  abbiamo via via programmato il realizzarsi del progetto attraverso varie tappe che hanno visto l’utilizzo di strumenti e metodologie diversi:

– assemblee plenarie di tutto il personale del nostro settore per presentare e dare ritorni sul progetto

– questionari per raccogliere le valutazioni di ciascuno sulle relazioni (con i clienti, gli agenti, i broker)  e sulla percezione del “se aziendale” (confronto con la concorrenza, punti di forza/debolezza)  

– sessioni “creative” di gruppi di 12/16 persone ciascuno per la “produzione di idee” gestite direttamente dal nostro gruppo di lavoro

– una “due giorni fuori porta” nella quale un gruppo scelto di “creativi” ha approfondito e selezionato le idee 

Le idee selezionate (siamo via via passati da circa 50 a 15 idee) sono poi state presentate al Comitato di Direzione della società che ne ha scelte 5 da sottoporre ad un business case per la realizzazione.

Come hanno accolto le persone tale iniziativa?

La prima reazione prevedeva una certa perplessita’ o, quanto meno, di attesa neutra. La proposta era “troppo nuova”, inusuale  forse troppo bella per essere vera

La trasparenza e coerenza del comportamento organizzativo e di quanto via via proposto, è però valsa a sciogliere i dubbi iniziali, generare un atteggiamento generale molto positivo (talvolta anche entusiasta) e coinvolgere pressoché tutti

Analoga evoluzione si è avuta nel microcosmo dei gruppi di lavoro. All’inizio in alcuni gruppi vi sono state più di una difficoltà. Ma anche in  questo caso la trasparenza e coerenza dei conduttori (sempre componenti del gruppo di lavoro) è sempre riuscita a superarle giungendo in tutti i gruppi ad una generazione di idee più che soddisfacente.

Non va dimenticato il forte supporto che ci è stato dato dal nostro Amministratore Delegato che ha pubblicamente “adottato” il progetto intervenendo in più occasioni.

 A chi e pesche suggerireste  di intraprendere un percorso di creatività applicata?

Lo suggerirei a tutte le aziende delle quali sono cliente (come persona e come azienda) perché questo percorso cambia l’atteggiamento mentale, rivolgendolo positivamente al futuro ed alla responsabilità e porta a risultati concreti 

Quale bilancio potete fare ?

Gli assicuratori sono per mestiere prudenti quindi la risposta ufficiale è: <<  è ancora presto per fare un bilancio. Aspettiamo l’implementazione delle idee >>

Tuttavia alcuni importanti risultati sono già stati raggiunti, ad esempio:

– Il maggiore orientamento dei responsabili e delle nostre persone verso l’attenzione al futuro ed alla concorrenza

– Il miglioramento intangibile ma concreto dell’attitudine  a lavorare insieme del nostro settore per l’aver vissuto un’esperienza concreata di lavoro corale

– L’aver prodotto idee che, anche se non scelte per l’implementazione finale, sono  comunque state sviluppate e potrebbero contribuire a cogliere un maggior numero di opportunità tra quelle che ogni giornata lavorativa ci presenta 

– L’aver evidenziato importanti tratti comportamentali ed organizzativi, prima latenti, che avranno ora modo di essere affrontati

Va però anche detto che realizzare il progetto non è stato facile. Non è un progetto “a costo zero” serve una forte dose di determinazione, impegno, costanza ed una buona organizzazione (sono state coinvolte complessivamente 150 persone in uno spazio temporale di soli 3 mesi)

Cosa vi e’ maggiormente piaciuto?

L’essere stati protagonisti di un evento così poco frequente da poter essere definito raro e avere raggiunto risultati gratificanti grazie al coraggio di avere accolto una sfida importante.

Irene Bursese© Contattami: info@inovia.it

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